
La paura era finita ed il futuro finalmente poteva iniziare.
Avevi vent'anni ma le idee chiare in testa: cercavi la Vita e non dovevi far altro che riprodurre nel quadro dell'esistenza quelle speranza e quei sogni che coltivavi da tempo con così tanta cura, piantando, estirpando e potando ciò che solo il tuo cuore conosceva.Le idee erano chiare e pensavi che non potesse esserci momento migliore per avere vent'anni. Volevi lasciare indietro il dolore, le cose stavano per cambiare e sarebbe arrivata la felicità, che c'era sempre stata fin da quando eri un poppante, ma, come una ragazzina timida e discreta, faceva capolino troppo raramente nella confusione quotidiana, non potevi assaporarla, non potevi innamorartene.
All'alba iniziavi a guardarti nello specchio della vita sorridendo, e il riflesso irradiava la strada.
La felicità crebbe, insieme a te, smise i panni acerbi di fanciulla per diventare donna; ed era bella, era tutto ciò per cui avevi sempre lottato, il frutto più dolce che fosse mai stato colto: le giurasti eterna fedeltà.
Con lei davi forma a sogni che si concretizzavano e ad altri che invece si infrangevano e col suo aiuto diventasti uomo.
Le fatiche e i sacrifici non ti abbandonarono mai, ma la tua forza si basava sull'impegno e sull'amore.
A volte sul far del tramonto uscivi di casa (non prima di esserti beato come sempre del suo calore) salivi in bicicletta e ti facevi trainare dalla nostalgia, che ti portava ai luoghi di quel passato in cui, avvolto dalla paura, ti rifugiavi nei sogni e nella speranza. Pedalavi verso occidente e l'ombra dietro di te era sempre più lunga, ma proseguivi verso il sole fino all'ultimo istante del giorno, per poi tornare al calore della casa, felice.
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